Tasi

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Tasi – Tenuta Le Cave è un progetto che racchiude passione, pazienza e perseveranza. Tre sono quindi stati gli elementi fondamentali per la realizzazione di questo sogno, così come tre sono i fondatori e attuali gestori dell’azienda e della cantina: Michele, Matteo e Mattia, accomunati da una forte amicizia e da un altrettanto importante passione per il vino. Quella che oggi è nota come Tenuta Le Cave è situata sul versante nord della Val d’Illasi, poco distante dal centro cittadino ed enogastronomico di Verona; qui, una vecchia cava di marna utilizzata in passato per l’estrazione di materiali per un cementificio viene totalmente abbandonata negli anni ’70 e ripresa in considerazione per un progetto di discarica.

L’opposizione di molti contadini e viticoltori della zona, compresi i tre proprietari di Tasi – Le Cave, ha reso possibile il ritiro della proposta nel 2004, consentendo così l’inizio di un lungo processo di bonifica e di riqualificazione. La prima vinificazione di questa cantina avviene nel 2012, con la nascita del progetto Tasi a cui si aggiunge solo due anni dopo la realizzazione della tenuta e fattoria biologica “Le Cave”. Quest’azienda è situata quindi a circa 400 metri di altezza sopra al livello del mare, in una zona estremamente vocata alla vitivinicoltura e si estende su numerosi ettari di terreni sui quali vengono mantenute varie tipologie di colture e allevamenti animali con lo scopo di preservare le biodiversità e gli equilibri della natura.

Michele, Mattia e Matteo sostengono che per realizzare prodotti di alta qualità sia necessario vivere e svolgere attività ecosostenibili; i principi dell’agricoltura biodinamica, quindi, risultano fin dal principio della loro attività la risposta a questa esigenza. Per far si che gli uvaggi crescano forti e sani, le vigne vengono trattate unicamente con pratiche come il cumulo biodinamico, il sovescio o l’utilizzo di microorganismi che consentono un maggior assorbimento dei Sali minerali presenti nel sottosuolo e a resistere meglio agli elementi patogeni. Anche in cantina si favoriscono procedure a impatto zero, svolte unicamente con lieviti indigeni, temperature non controllate e nessuna pratica di chiarifica o filtrazione prima dell’imbottigliamento finale.