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Vino naturale e vino biologico: le differenze

Martino Repetto 21 Luglio, 2022

Negli ultimi anni l’attenzione degli appassionati di vino si è concentrata sempre di più su temi quali l’ecologia e l’agricoltura sostenibile.

Il crescente successo commerciale delle produzioni vitivinicole improntate al rispetto della natura rappresenta sicuramente un fenomeno positivo, che però favorisce anche la diffusione di una certa confusione tra i consumatori, non sempre in grado di distinguere le caratteristiche dei vari prodotti presenti sul mercato. Sempre più spesso sentiamo parlare di vino naturali e vino biologico, ma che cosa significano davvero questi due termini?

Il caso più eclatante vede coinvolti i termini “biologico” e “naturale”, spesso considerati intercambiabili e utilizzati per definire genericamente tutti i vini realizzati con tecniche poco impattanti dal punto di vista ambientale. In realtà, nonostante esistano alcune affinità, vino biologico e vino naturale differiscono tra loro in maniera sostanziale.

Il vino biologico: definizione

Il regime biologico, che prevede la totale rinuncia all’uso di prodotti chimici di sintesi, siano essi pesticidi, insetticidi, fertilizzanti o diserbanti, può essere considerato una sorta di requisito minimo, una conditio sine qua non della naturalità. Ma parliamo delle vigne, non dell’approccio in cantina. Un vino naturale è il risultato di un approccio organico in natura, sì, ma anche di metodologie artigianali in cantina.

Tuttavia, ATTENZIONE: l’adesione di un’azienda vitivinicola ai dettami dell’agricoltura organica non implica necessariamente l’applicazione da parte della stessa di un protocollo enologico totalmente libero dalla chimica.
Un aspetto, quest’ultimo, imprescindibile per poter attribuire a un vino la definizione di “naturale”.

Con il Regolamento n. 203/2012, entrato in vigore il primo agosto del 2012, l’Unione Europea ha disciplinato la produzione e il commercio dei vino biologico. Si è così sopperito a una lacuna riguardante il solo settore vitivinicolo, fino a quel momento esentato dall’applicazione di alcune delle disposizioni comunitarie inerenti all’agricoltura biologica. Prima di questa fondamentale svolta, la normativa UE stabiliva obblighi in capo ai produttori biologici relativamente alla sola conduzione agronomica delle vigne, tralasciando del tutto la parte enologica.

L’approccio in cantina del vino biologico

Per questo motivo, sulle etichette delle bottiglie non era possibile riportare la dicitura “vino biologico”, oggi ammessa, ma solamente la perifrasi “vino prodotto con uve da agricoltura biologica”. Il nuovo Regolamento, al contrario, vincola le aziende al rispetto di un protocollo enologico più restrittivo di quello convenzionale, vietando lo svolgimento di alcune pratiche di cantina particolarmente invasive, quali l’elettrodialisi e il trattamento con scambiatori di cationi per la stabilizzazione tartarica del vino, la crioconcentrazione, la dealcolizzazione parziale e l’eliminazione dell’anidride solforosa mediante procedimenti fisici. Inoltre, sono previste limitazioni per il trattamento termico, che può essere operato a una temperatura massima di 70°C, e per la filtrazione, effettuabile solo con strumenti dotati di pori di dimensioni superiori a 0,2 micron.

Per quanto riguarda l’impiego dell’anidride solforosa durante la vinificazione, la normativa prevede dosaggi massimi inferiori rispetto ai valori di riferimento per le produzioni convenzionali. Nello specifico, i vini rossi possono essere addizionati al massimo con 100 mg/l di solfiti anziché 150, mentre la soglia legale per i vini bianchi e i vini rosati è di 150 mg/l anziché di 200; in presenza di vini con un residuo zuccherino maggiore di 2 g/l, i valori appena enunciati aumentano leggermente, raggiungendo rispettivamente i 120 e i 170 mg/l. Oltre ai solfiti, sono numerosi i coadiuvanti enologici il cui uso è consentito nell’elaborazione dei vini biologici.

Da questo punto di vista, l’unica differenza rilevante tra la normativa sui vini convenzionali e il Regolamento n. 203/2012 dei vini biologici, riguarda gli additivi di origine agricola, come i lieviti, la gelatina alimentare, le proteine vegetali, la colla di pesce, l’ovoalbumina, i tannini e la gomma arabica, che per poter essere utilizzati nella produzione di vino biologico devono essere a loro volta provvisti di certificazione bio.

Le differenze di legislazione tra il vino naturale e il vino biologico

Una prima, significativa differenza tra vino biologico e vino naturale ha a che fare con l’inquadramento giuridico dei due prodotti. Infatti, mentre la normativa UE sul vino biologico è in vigore da ormai un decennio, allo stato attuale l’esistenza stessa del vino naturale non ha ancora ricevuto alcun riconoscimento formale da parte delle istituzioni comunitarie. Per questa ragione, le varie associazioni di produttori naturali presenti in Europa indicano nei loro statuti la propria definizione di vino naturale, riportando al contempo un elenco delle pratiche e delle sostanze ammesse e di quelle vietate, sia in campagna che in cantina.

Il vino naturale: definizione

In linea di massima, per poter essere considerato naturale, un vino deve provenire da vigne coltivate senza l’ausilio di sostanze chimiche. Ma le procedure rigide non finiscono in vigna. In cantina, durante la vinificazione, il vino non può essere sottoposto a pratiche invasive quali, ad esempio, la chiarifica e la filtrazione. L’uso di additivi e coadiuvanti enologici è tassativamente bandito, con un’unica eccezione rappresentata dall’anidride solforosa, che generalmente viene impiegata in dosi ben al di sotto dei limiti massimi stabiliti dalla normativa sul vino biologico. Alcuni produttori non utilizzano affatto l’aggiunta di anidride solforosa, ed è qui che troviamo la dicitura: vino senza solfiti.

Un vino biologico non è un vino naturale

Alla luce di quanto detto, appare chiara la rilevanza delle differenze che intercorrono tra vino biologico e vino naturale. Infatti, nonostante un approccio agricolo simile, basato sul rifiuto della chimica e sull’utilizzo di prodotti quali zolfo, rame e preparati vegetali, il vino biologico e il vino naturale risultano profondamente diversi a causa della concezione interventista dell’enologia che caratterizza il primo. Un vino biologico non è un vino naturale, ma un vino che segue le regole dell’agricoltura biologica. E sebbene in cantina non ammetta gli stessi abusi dei vini convenzionali, è comunque da considerarsi interventistico l’approccio alla vinificazione.

La lontananza tra i due mondi è testimoniata dalla circostanza che vede molte cantine naturali rinunciare di proposito alla certificazione biologica, alla quale pure avrebbero diritto, proprio per prendere le distanze da una normativa giudicata troppo permissiva.

Il vino naturale non è una certificazione, bensì un modo artigianale di approcciare al vino e salvaguardare la produzione della bevanda migliore al mondo.

Ecco alcune bottiglie che possono aiutarti a capire meglio un mondo lontano dalle convenzioni e vicino alla terra, la nostra.

Buondonno - Chianti Classico

Buondonno - Chianti Classico 2019

Chianti Classico DOCG

18.00

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18.00
Sergio Drago - Catarratto

Sergio Drago - Catarratto 2021

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21.00

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Musella - Drago Bianco

Musella - Drago Bianco 2020

Veronese IGT

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Foradori - Fontanasanta 2021

Vigneti delle Dolomiti IGT

20.00

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Vigneti delle Dolomiti IGT

20.00
arianna occhipinti sp68 rosso

Arianna Occhipinti - SP68 Rosso

Terre Siciliane IGT

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18.00
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Casa Caterina - Brut Cuvée 36 Nature 2016

Lombardia

29.00

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Enrico Druetto - Preja

Enrico Druetto - Preja 2019

Piemonte

30.00

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30.00
Alain Mercier - Champagne Huterbisse

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Champagne AOC

29.00

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