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Perché si dice “bicchiere della staffa”

Carlotta Peso 14 Luglio, 2022

La lingua italiana è un incredibile contenitore di idiomi, proverbi e modi di dire unici al mondo. Senza rifletterci a lungo, possiamo affermare con serenità che ne esiste almeno uno per ogni occasione. E sì, ci riferiamo anche del mondo del vino!

Quante volte abbiamo sentito dire “basta, questo è il bicchiere della staffa!”? Ma contemporaneamente, quante volte il primo pensiero a seguire è stato “chissà cosa significa”? Questa espressione, tuttavia, non è il frutto di una bevuta un po’ troppo cospicua e le parole che la compongono non sono casuali; la storia di questo modo di dire inizia, infatti, qualche secolo fa. Allora andiamo, viaggiamo insieme indietro nel tempo per scoprire perché si dice “bicchiere della staffa”!

Che cosa significa bicchiere della staffa

Bere il “bicchiere della staffa” significa letteralmente bere l’ultimo bicchiere prima di tornare a casa. L’ultimo brindisi prima di dividersi dalla compagnia, quindi, è proprio quello “della staffa”. La staffa a cui ci si riferisce è quella che viene utilizzata generalmente per montare e smontare da cavallo. Il detto, infatti, si riferisce proprio a quel bicchiere che veniva sorseggiato un attimo prima di ripartire verso casa con il mezzo di trasporto più utilizzato – forse in quanto uno degli unici due esistenti – del tempo: il cavallo.

La prima ipotesi

Nonostante il “bicchiere della staffa” abbia diverse corrispondenti riconosciute in altre lingue europee, sembra proprio che l’origine di questo modo di dire sia tutta tricolore. Riguardo a come sia diventato una figura retorica, invece, esistono più versioni.
La prima ipotesi assegna la paternità del termine ad una tradizione toscana risalente al XIX secolo che vede come protagonisti gli osti e i locandieri delle attività ristorative del tempo. Una volta terminata la permanenza all’interno del locale, gli ospiti venivano accompagnati dai proprietari fino al loro cavallo e, in segno di riconoscenza per la permanenza e la consumazione effettuata, ricevevano in omaggio un ultimo bicchiere di vino o di liquore.
Questo rituale – che sa un po’ di captatio benevolentiae – avveniva immediatamente prima della partenza a cavallo, quando chi riceveva il bicchiere omaggio si trovava già pronto a salire in sella; da qui il modo di dire “bicchiere della staffa”.

Il brindisi matrimoniale

Una seconda ipotesi, invece, riguarda un royal wedding italiano risalente al 1481. Chiara Gonzaga e Gilberto I di Borbone – conte di Montpensier e delfino d’Alvernia – stanno viaggiando verso la Francia per il loro viaggio di nozze. Durante una breve sosta nel cuore di Torino, i due novelli sposi avrebbero, secondo la tradizione, brindato al loro matrimonio con… un piede già nella staffa, pronti a ripartire per la luna di miele.
L’episodio è raccontato nei dettagli tra le pagine di un libro dedicato alle antiche curiosità di Torino, scritto nel 1988 da Carlo Terra Navone. Secondo lo scrittore, il brindisi degli sposi prese  nella Contrada di San Pier del Gallo. Qui, era possibile alloggiare e usufruire del servizio di ristorazione di uno dei migliori locali della città: l’Ostaria San Giors.

Il bicchiere della staffa nel mondo

L’usanza del “bicchiere della staffa” esiste ed è presente in numerosi altri paesi europei. Come è naturale che sia, il modo di dire si adatta alla cultura e al linguaggio da cui viene adottato e cambia leggermente i suoi connotati.
In Inghilterra – paese con una lunghissima tradizione alla caccia – si usano le espressioni “stirrup cup” e “parting cup” per indicare il bicchiere di buon’augurio che veniva offerto ai partecipanti della caccia annuale alla volpe. Inoltre, il bicchiere della buonanotte – che si beva da soli o in compagnia prima di separarsi – è invece chiamato “nightcap”.

Anche in Svezia esiste un corrispondente del nostro bicchiere della staffa, ovvero il “drink of the door”. Per augurare buon viaggio e buon rientro, i proprietari di casa sono soliti offrire un ultimo bicchiere ai proprio ospiti, prima di separarsi.
La Francia è l’unico paese che usa la traduzione letterale della nostra espressione con “le coup d’ètrier”. In tedesco invece, esiste unicamente lo “Scheidebecher”, ovvero il “bicchiere della separazione”.

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