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Cosa sono i vini Brutal?

Alice Carpi 27 Dicembre, 2022

A chi ormai piace bere vino naturale di ogni tipo andando a caccia delle bottiglie più nascoste ed estreme, potrebbe essere capitato di interfacciarsi con un’etichetta unica nel suo genere. Macchie colorate su sfondo nero richiamano l’attenzione al pari di uno scheletro travestito con in mano una falce che distrugge la scritta S02.

Vi suona familiare? Nonostante in molti avranno pensato a un qualche produttore punk che ha deciso di divertirsi con l’estetica della propria produzione, la verità è ben diversa. L’etichetta in questione identifica infatti una ben definita tipologia di vino, non un produttore in particolare. Una storia incredibile che si esprime oggi in una sola parola, con tanto di punti esclamativi: scopriamo insieme cosa sono i vini Brutal!!!

La storia dei vini Brutal

Questa storia dai contorni pazzeschi e super affascinanti ha inizio nel 2010. Due francesi e due spagnoli sono seduti al tavolo di legno di una cantina la cui luce soffusa è bilanciata dal calore delle loro accese discussioni. Si parla di vino, ovviamente. Laureano Serres Montagut, spagnolo di terragona, produce vini naturali senza solfiti aggiunti dal 2003. Al suo fianco siede Joan Ramón Escoda, altro incredibile produttore pioniero della biodinamica. Insieme a loro ci sono Anthony Tortul, mastro di vini naturali francesi ribelli, e Rémi Poujol, quarta leggenda della Languedoc. Oltre a parlare di vino si assaggia e si beve. La cantina è infatti quella di Rémi Poujol, che sta facendo assaggiare ai due colleghi spagnoli il meglio della sua cantina.

I due amici dal carattere iberico e conviviale non si preoccupano di esprimere in francese i loro apprezzamenti, e continuano a esclamare, a ogni sorso di vino, Brutal!, Brutal!, Brutal!!!
I due francesi si scambiano un’occhiata confusa, che viene sistematicamente ignorata dagli spagnoli. I due continuano a darsi gomitate ed esclamare Brutal!!!. Rémi, infastidito e un po’ sconcertato per la maleducazione, decide di ingoiare il rospo e ignorare, almeno per il momento. Si alzano da tavola un po’ barcollanti e si muovono così alla seconda tappa, la cantina di Anthony Tortul.

Anche qui, manco a dirlo, i produttori di Spagna proseguono con i loro commenti. A questo punto Anthony, di carattere meno malleabile di Rémi, sbatte il pugno sul tavolo (questo forse non è successo, ma suona bene) e chiede spiegazioni. “Ora basta! Il vino dei vostri commensali non vi piace, direi che s’è capito. Però piantatela di definirlo addirittura brutale!” Cala il silenzio, e con esso un velo d’imbarazzo. I francesi sono furiosi, gli spagnoli sconcertati. “Ma noi…“, prova uno. Anthony sta per riprendere con la sua strigliata, ma Rèmi lo guarda e gli chiede in silenzio di lasciare che lo spagnolo si spieghi. Inizia così a parlare, questa volta sforzandosi di comunicare in una lingua capita da tutti, e il quid pro quo viene svelato. Brutal in spagnolo significa: eccezionale, straordinario, super!

Una volta appianato il fraintendimento, i quattro ricominciano a bere e questa volta tutti esclamano Brutal! Brutal! Brutal!!!. Dopo un numero di bicchieri indefinito, Anthony decide di chiamare così il suo vino, per definire un qualcosa di estremo, fuori dalle righe, anarchico e unico. La storia poteva finire qui, ma se c’è una cosa che accomuna i produttori di vini naturali, ovunque si trovino, è il senso di comunità. I produttori si guardano negli occhi e capiscono di aver appena dato nome non solo a un’etichetta, ma a una vera e propria categoria di vini.

Le regole per possedere un’etichetta di Brutal

L’etichetta Brutal! è diventata da allora di dominio pubblico, e può essere utilizzata da tutti i vignaioli del mondo del vino naturale che rientrano nelle regole base di questa filosofia: chi produce e distribuisce per sé stesso, senza aiuti esterni ma con il solo lavoro della propria artigianalità, dalla creazione del vino alla sua messa in commercio. Ma non finisce qui: chi desidera avere un’etichetta di brutal! deve produrre a impatto zero, sia in vigna che in cantina. Insomma, bisogna essere genuini, territoriali e onesti, fino in fondo. Nemmeno a dirlo (basta guardare l’etichetta), l’anidride solforosa aggiunta è bandita completamente. Infine, la produzione di quest’etichetta non può superare le circa 200 bottiglie per cantina all’anno. Ecco perché i vini Brutal! sono da considerarsi rari e spesso introvabili.

Non sono vini facili, come spesso accade le etichette più anarchiche trovano allo stesso modo approvazione e critica, consenso e dissenso. Una volta nella vita, però, bere un vino naturale Brutal!!! è d’obbligo. Questi vini estremi sono vere e proprie sperimentazioni che dimostrano quanto sia importante – oggi più che mai – riavvicinarci alla nostra terra e imparare da lei, senza addizionati né chimica.

Come disse Rémi Poujol, uno dei magnifici 4, il vino è così: semplice. Noi raccogliamo l’uva, la pressiamo e la lasciamo fermentare. E poi? E poi… le temps fait tout.

Scopri i vini Brutal!!! di Florwine.com

 

 

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