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La vigna più antica del mondo

Carlotta Peso 25 Luglio, 2022

Produrre vino richiede passione, conoscenze e… tanta pazienza. Basti pensare al fatto che alcuni vini impiegano più di 10 anni a svolgere i processi di vinificazione e affinamento!

Tuttavia, la parte più lunga dell’intero percorso che porta dalla vite al vino è proprio quella della crescita della pianta e dell’attesa della prima vendemmia. Ma una volta cresciuta e maturata, quanti anni può vivere una vite? Ad oggi qual è la vigna più antica del mondo?

La vita di una vite

Incredibilmente difficile da coltivare e da curare, la vite si è confermata negli anni una delle poche piante da frutto a riuscire a sopravvivere a condizioni climatiche estreme e a catastrofi naturali. Le radici di questa pianta, infatti, scendono generalmente fino a 30-35 cm di profondità nel terreno ma possono affondare addirittura fino a 3 metri, garantendo alla pianta un incredibile assorbimento di acqua.
Una volta innestata, la vite impiega dai due ai quattro anni per produrre i suoi primi frutti. Raggiungere questa primordiale maturità è solo il primo piccolissimo successo della pianta. Silente durante il periodo invernale, la vite germoglia ogni anno intorno alla fine di marzo per poi fiorire solo agli inizi dell’estate. Lo sforzo per produrre un grappolo intero e sano richiede alla pianta la concentrazione di tutte le sue energie fino al momento della vendemmia.
Una vite raggiunge il suo momento di massimo splendore e massimo valore produttivo intorno ai suoi 10 anni di età e inizia a decadere dopo i 25.

Quanti ti anni ha la vite più antica del mondo?

Nonostante l’età media di una vite si aggiri intorno a quello che per un essere umano sarebbe “il mezzo del cammin”, alcuni esemplari riescono a superare questa ostica soglia e a vivere molto più a lungo.
Esistono due differenti scuole di pensiero che attribuiscono il titolo di vigna più antica del mondo a due esemplari diversi e situati a grande distanza tra loro: il primo in Slovenia e il secondo proprio a casa nostra, in Italia.

  • Stara Trta, la “Vecchia vite” Di Maribor

I vini sloveni sono famosissimi e il loro prestigio è riconosciuto in tutto il mondo. Ma, che dire, questa proprio non ce l’aspettavamo. Nel cuore della Stiria Slovena sorge Maribor, rilevante centro cittadino della nazione, noto soprattutto per la produzione vitivinicola. La “Casa della Vecchia Vite” si trova proprio qui, poco distante dalla riva del fiume che attraversa la città; è sulla facciata di questo palazzo storico che troviamo quella che la commissione dei Guinness World Records ha riconosciuto come la “vite più vecchia del mondo”.
La varietà di uva prodotta da questa vite – impiantata durante il Medioevo e quindi con più di 500 giri intorno al sole alle spalle – è la Franconia Blu, un vitigno autoctono a bacca nera sloveno. A rendere ancora più stupefacente la storia di questa vite è il fatto che continua attualmente ad essere produttiva: in base all’annata, da questo esemplare centenario si possono ottenere fino a 50kg di uva.

  • L’avversaria azzurra

La diretta concorrente della storica Stara Trta si trova nel nostro Bel Paese. In Alto Adige – una delle zone italiane più rinomate dal punto di vista enologico –, estesa su circa 300 metri quadri, cresce indisturbata da oltre 350 anni la vigna Versoaln.
A partire dal 2006 la gestione di questo tesoro è in mano ai Giardini di Castel Trauttmansdorff, situati nella provincia di Bolzano. Inoltre, a confermare e stabilire l’età di questo esemplare, sono stati gli esperti del Centro di Sperimentazione Laimburg, che si occupano oggi della vinificazione dei suoi vitigni. Avete capito bene: come la sua rivale slovena, questa vigna riesce ancora oggi a produrre – seppur in quantità ridotte – ottime uve per la produzione vinicola.

Quale tra queste due viti abbia effettivamente “messo radici” sulla terra da più tempo, non ci interessa. Ciò che conta è sapere che per la nostra pianta preferita esistono concrete possibilità di sopravvivenza a guerre, intemperie e soprattutto a ciò che da sempre nuoce maggiormente alla natura: l’avidità umana.

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