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Tappi per le bottiglie di vino: quanti ce ne sono?

Carlotta Peso 9 Giugno, 2022

Per ogni enofilo che si rispetti la fine di una lunga giornata significa solo una cosa: è l’ora di un buon calice di vino! Tutto ciò che separa il palato dall’attesissima bevuta è il tappo che chiude la bottiglia. Ma quante tipologie di tappi esistono?

Nonostante la chiusura della bottiglia rappresenti l’ultimo step di un lunghissimo processo produttivo, il suo ruolo è fondamentale per ottenere un vino delizioso. Il tappo in sughero è sicuramente la scelta più popolare e maggiormente utilizzata nel mondo vitivinicolo; tuttavia, negli ultimi anni, sono state numerose le proposte di mercato che puntano a sostituire questo classico metodo di chiusura. È interessante, inoltre, osservare come con l’avanzare del tempo gli addetti ai lavori abbiano sempre maggiormente spostato il focus verso questi nuovi strumenti di conservazione.

Quanti e quali sono le tipologie di tappi da vino?

Come accennato in precedenza, il tappo ha un ruolo fondamentale per la buona riuscita e per la conservazione di una bottiglia di vino. Il suo scopo principale è quello di evitare il contatto del liquido con l’ossigeno, in modo da proteggerlo da ossidazioni e acescenze. Le peculiarità dei materiali e delle forme di questi “sigilli”, inoltre, sono in grado di conferire al vino caratteristiche uniche e differenti. Tuttavia, se è vero che l’occhio vuole la sua parte, la forma e il materiale del tappo con cui viene sigillata una bottiglia ottengono spesso maggiori attenzioni rispetto alla loro funzione specifica: esistono tappi di serie A e tappi di serie B? Scopriamo insieme le varie tipologie utilizzate nel mondo dei vini naturali e non.

1. L’evergreen: il tappo in sughero.

Il tappo in sughero è sicuramente il più apprezzato oggetto di chiusura e conservazione, sia in Italia che nel resto del mondo. Impermeabile ed elastico, isola gli agenti esterni ma garantisce allo stesso tempo al vino una micro-ossigenazione; in questo modo, evitando le ossidazioni il vino riesce a maturare ulteriormente il suo carattere organolettico e la sua struttura.

Nonostante venisse utilizzato già in epoca romana, il successo di questo tappo si deve tutto al buon Dom Perignon che nel XVIII secolo utilizzò per primo questo materiale per sigillare il suo inimitabile champagne, realizzato secondo quello che oggi conosciamo come metodo Champenoise.

Con l’aumento delle produzioni vinicole, non facendo eccezione dal resto dei prodotti sul mercato, il prezzo di questo materiale ha subito elevatissime impennate, causate dal rapporto tra domanda e offerta. Pertanto, oggi, sono molti i produttori che ricorrono all’utilizzo di altre tipologie di tappo nonostante i numerosi e indiscutibili pregi di questo materiale. Un unico “contro” ne abbassa il livello di performance: il sughero è soggetto allo sviluppo del fungo Armillaria Mellea, responsabile di quel terrificante “sapore di tappo” che si percepisce talvolta nel vino.

Perfetto per: Vini bianchi o rossi da invecchiamento e vini passiti.

2. Il bandito: il tappo sintetico.

Se il sughero è sinonimo di qualità, il sintetico – nell’immaginario comune – è sinonimo di prodotto scadente. In realtà, il famigerato tappo sintetico è ricco di pregi: il materiale da cui è composto non è soggetto ad alcun tipo di batterio, garantisce al vino un perfetto isolamento ed è decisamente più economico del suo rivale numero uno.

Il suo tallone d’Achille è sicuramente la mancata capacità di micro-ossigenare il vino, che lo rende un ottimo tappo per i vini giovani e per i quali non è previsto alcun periodo di affinamento in bottiglia.

Perfetto per: Vini giovani, principalmente bianchi o Orange ma anche per quei rossi dalla struttura delicata e di pronta beva.

3. Sua Maestà: il tappo a corona. 

Economico e adatto a diverse tipologie di bevande alcoliche e non, il tappo a corona è sicuramente una delle opzioni più valutate e apprezzate degli ultimi anni, specialmente nell’ambito dei vini naturali. Nato intorno alla fine del 1800 per sigillare i vini frizzanti, oggi è particolarmente amato per la conservazione dei rifermentati in bottiglia grazie alla sua ottima capacità di tenuta della pressione.

Molto famoso sia negli Stati Uniti che in Inghilterra, questo tappo sta conquistando sempre maggiore attenzione in campo enologico. Il suo basso prezzo, inoltre, alza incredibilmente la sua attrattività.

Perfetto per: C’è bisogno di ripeterlo? Il tappo a corona è il perfetto match per i rifermentati in bottiglia.

L’ultimo arrivato: il tappo a vite.

Da sempre considerato non adatto alle bottiglie di vino, il tappo a vite – noto anche come Stelvin Flus, nome del suo inventore – ha raggiunto nel corso degli ultimi decenni un successo del tutto inaspettato. La rivalità con il più amato tappo in sughero è sempre più accesa e numerosi studi dimostrano che, tra le varie tipologie di tappo, questa garantisca nel complesso risultati migliori rispetto alle altre.

Il tappo a vite si inserisce prepotentemente nel mercato nei primi anni ’70, quando il sughero inizia a toccare prezzi vertiginosi rispetto ai suoi standard. Il miglior pregio di questo tappo è quello di saper mantenere perfettamente la freschezza e il corredo organolettico del vino; tuttavia, questo vale unicamente per i vini giovani. Il tappo a vite, infatti, non consente la filtrazione dell’ossigeno nella bottiglia e riesce quindi a conservare in modo perfetto i vini per un periodo di circa due anni.

Una menzione speciale va anche al carattere eco sostenibile di questo tappo: mentre il sughero una volta utilizzato finisce il suo ciclo vitale, questa tipologia di tappo è altamente riciclabile.

Perfetto per: Vini giovani e freschi. Bianchi, rosati, orange e rossi fruttati.

 

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