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10 produttori imperdibili di vini naturali: Emilia

Alice Carpi 21 Giugno, 2022

Le cantine che producono vini naturali nella zona dell’Emilia sono storie che non possono passare inosservate. Per questo, abbiamo deciso di dedicare questo articolo a ben 10 produttori locali.

L’Emilia è quella regione storica e antica che un tempo identificava tutti i territori che passavano per la Via Emilia, una strada che collegava Piacenza a Rimini. Oggi le cose sono un po’ diverse: Rimini appartiene alla Romagna e Ferrara, che non è storicamente attraversata dalla lunga Via, è comunque parte dell’Emilia.

Emilia sono dunque quei territori collinari che si estendono a perdita d’occhio, esattamente nel cuore dell’Italia. Qui coltivare significa assecondare i dolci pendii naturali esposti al sole. O meglio: il produttore emiliano è colui (o colei) che prende per mano una terra già vocata alla viticoltura, e ne fa capolavoro.

Scopriamo insieme i 10 produttori imperidibili dell’Emilia:

1. La Stoppa

La Stoppa è il fiore all’occhiello dei vini naturali emiliani e italiani. Situata nel punto più alto di una collina assolata, nel comune di Piacenza – a Rivergaro – dal 1973 è in mano alla famiglia Pantaleoni. Ma è grazie a Elena che, a metà degli anni ’90, si ha l’enorme salto di qualità. Elena Pantaleoni converte l’intera tenuta a regime biologico, trovando un modo unico ed eccezionale di rendere la sua produzione di vini una scelta etica in tutta la filiera. Affiancata dal suo braccio destro, l’enologo Giulio Armani, coltivano uve locali, tra cui bonarda, barbera, e Malvasia di Candia Aromatica. I vini di La Stoppa raccontano un’Emilia diversa, non soltanto terra di frizzanti, ma profonda come le storie di chi la abita.

Curiosità: Ageno è l’unica etichetta bianca (macerato ed eccezionale), e il nome deriva dal primo proprietario della Tenuta, l’Avvocato Giancarlo Ageno. Perciò, un brindisi a lui per aver dato vita a questo luogo. E un altro a Elena, per renderlo vivo a ogni sorso.

 

2. Camillo Donati

A vino Donati non si guarda in bocca: si ascolta! La sua è una storia di tradizione e vera e propria cultura: se il Lambrusco sta lentamente tornando in auge, un enorme Grazie lo dobbiamo alle bottiglie di Camillo. La differenza tra un vignaiolo e un maestro del vino risiede nella capacità di esaltare un territorio, non solo di imbottigliarlo. La saggezza contadina parte dalle radici: le botti passano di padre in figlio fino ad arrivare a Camillo Donati, che oggi coltiva in biologica e produce vini artigianali che hanno il sapore della vera simbiosi con la natura.

Curiosità: Camillo deve parte della sua formazione a un vicino contadino, Ovidio, un amico del defunto padre che gli insegnò l’arte del rifermentato “all’antica”. Sarà un caso che un’etichetta si chiama proprio “Il mio Ovidio”?

 

3. Croci

La famiglia Croci è padrona del vino da generazioni. Sui colli di Piacenza sorge una piccola e ricchissima cantina, una garanzia di affidabilità nel mondo dei vini naturali dell’Emilia. A gestire la produzione vinicola ci pensa Massimiliano, figlio di Ermanno. Il cavallo di battaglia di Croci è il vitigno Ortrugo, pietra miliare del territorio. Croci crea un vino sur lie da far impazzire, unico e indimenticabile.

Curiosità: Massimiliano porta tecnica e innovazione nel mondo del naturale. Da provare l’esperimento riuscito del suo vino di ghiaccio (Eiswein), un passito con uve raccolte a -5 gradi chiamato “Emozione di ghiaccio”.

 

4. Bergianti

Filiera corta, biodiversità, biodinamica e tanto, tanto cuore. Tutto ciò è una bottiglia da stappare firmata da Gianluca Bergianti. Insieme a Simona Zerbinati, marito e moglie coltivano tramite agricoltura rigenerativa un territorio tanto piccolo quanto speciale: 4 ettari in perfetto equilibrio con la natura circostante, fatta di boschi, siepi e un laghetto. Lambrusco e Pignoletto sono i vini topici che non mancano mai sulla nostra tavola.

Curiosità: le etichette di Bergianti sono piccole opere d’arte. 9 artisti modenesi hanno assaggiato il vino senza etichetta e si sono lasciati ispirare dalle sensazioni che questo gli comunicava. Risultato: wow!

 

5. Podere Cipolla

A Danny Bini nel sangue scorre Lambrusco, e di questo siamo abbastanza sicuri. Alle spalle di Reggio Emilia, sorge una cantina che fa da tramite tra la pianura emiliana e i tipici versanti dei colli. Podere Cipolla produce etichette rustiche e fresche, come le mani di Danny, che fin da giovanissimo si è cimentato in un approccio il più naturale e preciso possibile. 3 ettari di pura gioia, rigorosamente non filtrata.

Curiosità: quando Danny iniziò a fare il vino, nel 2003, possedeva le vigne ma non la cantina. Le sue prime vinificazioni di Lambrusco avvennero… nel garage di casa! Dice Saramago: dentro di noi c’è una cosa che non ha nome, e quella cosa è ciò che siamo. Forse è proprio così.

 

6. Cinque Campi

Oltre 200 anni di storia fanno da cornica all’immagine che abbiamo oggi della cantina Cinque Campi: un’azienda agricola ai piedi dell’appennino Reggiano, condotta dalla famiglia Nizzoli. Nel 2005 sono stati recuperati vitigni autoctoni che hanno dato una nuova impronta alla produzione vinicola. Ci piace da matti il modo in cui i produttori di vini naturali in Emilia siano in primis famiglie accomunate da una grandissima passione. L’occhio all’equilibrio naturale di Cinque Campi va infatti a braccetto con una storia familiare secolare, che si gusta fin dal primo sorso.

Curiosità: l’azienda si chiama Cinque Campi perché sorge sui ruderi di 4 castelli che si estendono su cinque campi, e inizia a imbottigliare il vino che produce sono nel 2003: prima veniva venduto sfuso agli abitanti del paese!

 

7. Podere Sottoilnoce

Castelvetro di Modena: intorno a un enorme albero di noce crescono rigogliosi filari di vite. L’azienda è giovane ma la passione del suo produttore, Max Brondolo, affonda le radici nella storia familiare. Lambrusco, Trebbiano, Uva Tosca crescono felici sotto i ritmi dell’agricoltura biodinamica, che detta i tempi e preserva la naturale biodiversità del terroir. Vini vivaci e freschi tipici della tradizione modenese.

Curiosità: pare che sotto il noce non riesca a crescere nulla. Amen. Ci accontentiamo dell’intorno.

 

8. Podere il Saliceto

Vendemmie manuali e due nomi propri hanno reso Podere il Saliceto il fiore all’occhiello che è oggi: una delle cantine più affascinanti e intriganti per quanto riguarda l’interpretazione del Lambrusco. Gian Paolo Isabella e Marcello Righi, agronomo, si sono subito concentrati su un lavoro qualitativo, diminuendo la produzione ma rendendola assai più interessante. Il territorio si esprime nei vitigni coltivati: Lambrusco di Sorbara e il Lambrusco Salamino, Trebbiano Modenese e Malbo Gentile.

Curiosità: Gian Paolo, prima di diventare vigneron, faceva il pugile! E se il suo lambrusco voleva essere una sfida volta al perfezionismo, dobbiamo riconoscerlo: la vittoria è più che meritata.

 

9. Saccomani

Oh mio Diolo! Un’esclamazione un po’ da boomer, ma speriamo di averti fatto sorridere: Diolo è la frazione del comune di Lugagnano su cui crescono le viti dell’azienda agricola Saccomani. I pendii dolci dei colli piacentini danno vita a una produzione artigianale unica nel suo genere! Sono vini naturali che alla loro terra, l’Emilia, non chiedono niente: fa già da se. La famiglia Saccomani si occupa di preservare un terroir unico: i vini frizzanti rifermentano naturalmente in bottiglia, e ogni annata regala gioie per il palato e per chi ha la fortuna di bere insieme a te.

Curiosità: il terreno su cui sorgono le viti è ricco di… fossili! Pare che addirittura risalgano al periodo del Pliocene mediterraneo, un’era geologica che ebbe inizio più di 5 milioni di anni fa.

 

10. Marinferno

Marinferno è il vino di cui non pensavi di aver bisogno, eppure… dal 2016 l’azienda agricola si fa strada nel mondo del naturale, e si definisce “progetto artistico”, molto più che una semplice tenuta. Un territorio, quello della Val Tidone, che è stato rinnovato dalle mani sapienti di Gianmaria, insieme al suo team: Flavio, Fabio e Silvia. Il progetto coinvolge anche artisti e designer che raccontano il vino tramite bellissime fotografie, etichette seducenti, e grafiche incredibilmente Pop.

Curiosità: Marinferno è l’anagramma di Monferrina, l’azienda storica su cui è nato questo incredibile progetto.

 

Bene, eccoci giunti alla fine di questo viaggio tra i colli emiliani. I produttori di vini naturali in Emilia sono parecchi, abbiamo tentato di raccontarvi i nostri preferiti.

Però, prima di lasciarci, ci siamo dimenticati di dire cosa accomuna tutti questi 10 produttori: la tipica ospitalità emiliana e un sorriso caldo e avvolgente che ritroviamo nella gioia di questi vini, tutti da provare.

 

La Stoppa - Macchiona

La Stoppa - Macchiona 2012

Emilia IGT

26.00

La Stoppa - Macchiona 2012

Emilia IGT

26.00
Podere Sottoilnoce - Franzes 2019

Podere Sottoilnoce - Franzes 2019

Emilia IGT

21.00

Podere Sottoilnoce - Franzes 2019

Emilia IGT

21.00
Cinque Campi - L'artiglio

Cinque Campi - L'artiglio 2018

Emilia IGT

32.00

Cinque Campi - L'artiglio 2018

Emilia IGT

32.00
Bergianti Vini - No Autoclave

Bergianti - NO Autoclave

Emilia - Romagna

14.00

Bergianti - NO Autoclave

Emilia - Romagna

14.00
Podere il Saliceto - Falistra

Podere il Saliceto - Falistra

Lambrusco di Sorbara DOC

13.00

Podere il Saliceto - Falistra

Lambrusco di Sorbara DOC

13.00
Croci - Lubigo

Croci - Lubigo 2020

Emilia - Romagna

12.00

Croci - Lubigo 2020

Emilia - Romagna

12.00
Podere Cipolla - Ponente 270

Podere Cipolla - Ponente 270

Emilia IGT

13.00

Podere Cipolla - Ponente 270

Emilia IGT

13.00
Camillo Donati - Ribelle

Camillo Donati - Ribelle 2020

Emilia IGT

16.00

Camillo Donati - Ribelle 2020

Emilia IGT

16.00
Marinferno - Gran Tuffo

Marinferno - Gran Tuffo Rosato

Emilia IGT

15.00

Marinferno - Gran Tuffo Rosato

Emilia IGT

15.00
Segnaposto Saccomani – Ortrugo 2020

Saccomani – Ortrugo 2020

Ortrugo Dei Colli Piacentini DOC

11.00

Saccomani – Ortrugo 2020

Ortrugo Dei Colli Piacentini DOC

11.00

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