Calafata

calafata

Il nome “calafata” è un omaggio ai maestri calafati, coloro i quali riuscivano a realizzare barche stabili e sicure per la navigazione in mare praticamente con nulla, impermeabilizzandole con il solo utilizzo di corda e pece. Calafata è più che una tenuta vitivinicola un’operazione di recupere a 360 gradi: è in primis una cooperativa sociale che attraverso l’impego di persone giovani e svantaggiate riporta alla luce e rimette in produzione terreni abbandonati e vigne dimenticate. Grazie all’aiuto di numerose aziende lucchesi la tenuta ha prosperato ed oggi si estende quasi per 30 ettari piantumati principalmente a Vermentino, Trebbiano, Malvasia, Moscati minori, Sangiovese, Canaiolo, Colorino ed altri vitigni autoctoni e aromatici a bacca nera.

Le viti sono esposte principalmente a nord e sud ed affondano le radici in un terroir a prevalenza argilloso di medio impasto con scheletro di ghiaia e sassi. In cantina ed in vigna vige il regime biologico e biodinamico: sono banditi elementi chimici e di sintesi che altererebbero il ciclo vitale delle piante e le qualità delle uve e del vino. Il grande rispetto del territorio e dell’ecosistema che si è creato sa conferire ai vini di cantina Calafata grande carattere e aroma. In cantina si seguono sempre i principi biodinamici con fermentazioni spontanee, lieviti indigeni presenti nelle bucce, fermentazioni a temperature non controllate e nessuna filtrazione o chiarifica al momento dell’imbottigliamento.

Dal 2015 la cantina ha abbracciato la filosofia di Luca Gargano “Triple A”, ovvero agricoltori che diventano anche artigiani ed artisti, con l’intento di riscoprire le antiche tradizioni enologiche del proprio territorio di provenienza ed evitare la standardizzazione del vino bandendo le moderne tecniche di agricoltura. Il desiderio di dare nuova vita ai terreni, ma anche un po’ alle persone che li coltivano è diventato il leitmotiv della tenuta. Come si dice, il duro lavoro ripaga sempre.