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Vini aromatici VS vini aromatizzati: le differenze

Alice Carpi 4 Gennaio, 2023

Risulta molto più facile di quanto si possa pensare confondere i vini aromatizzati con i vini aromatici. In effetti, i termini che identificano queste due categorie di vini traggono molto in inganno. Ecco dunque un articolo breve e conciso per spiegarvi che cosa sono i vini aromatici e quelli aromatizzati, sottolineando le immense differenze che allontanano queste due categorie dai nomi tanto simili.

I vitigni aromatici

I vini aromatici sono prodotti dai vitigni aromatici, perciò, prima di analizzare le caratteristiche di questi vini fermi, è necessario fare un po’ di chiarezza sulla materia prima, ossia l’uva. Per produrre vino infatti, viene utilizzata ciò che chiamiamo vitis vinifera, una particolare tipologia d’uva che si è capito negli anni essere ideale per la trasformazione attraverso processi fermentativi. Tale vite europea si distingue da altre tipologie di uva, ad esempio la vite americana, perché queste ultime hanno caratteristiche organolettiche diverse, aspre e poco piacevoli. La vite americana viene spesso utilizzato come portainnesto di quella europea, che si diverse in diverse tipologie, dette vitigni.

Tra i numerosi vitigni presenti nel mondo e in Italia – basti pensare che nel nostro paese possediamo 545 varietà di uva da vino – ce ne sono parecchi che vengono racchiusi in specifiche categorie in base alla provenienza (vitigni autoctoni, internazionali), alla genetica (i lambruschi, le malvasie, i moscati,…), al colore delle bacche (a bacca nera, a bacca bianca,…), e infine, alle proprietà organolettiche simili. In questo caso si può parlare della tipologia “vitigni aromatici“, ossia quel gruppo di uve che possiedono proprietà simili per quanto riguarda le doti aromatiche che poi vengono trasferite al vino.

I profumi dei vitigni aromatici si trovano negli acini a piena maturazione, e di conseguenza sono riscontrabili anche all’esame olfattivo e gustativo del vino che ne deriva. Al loro fianco esistono anche i vitigni semiaromatici, che possiedono caratteristiche piuttosto simili ma decisamente meno marcate.

I vitigni aromatici italiani

Tra i vitigni aromatici ne sono stati classificati 4 italiani: Brachetto, Malvasia, Gewürztraminer, Moscato. Di questi, soltanto il Brachetto è a bacca rossa, mentre gli altri sono tutte uve a bacca bianca. Il Brachetto viene coltivato in Piemonte, per la precisione nei dintorni di Acquiterme, mentre il Gewürztraminer, anche noto come Traminer aromatico, proviene dall’Alto Adige e dall’Alsazia. L’uva Moscato identifica una famiglia più ampia dove sono compresi il Moscato bianco, il Moscato giallo e lo Zibibbo. Queste uve aromatiche sono coltivate in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia, dalla Valle d’Aosta alla Puglia. Anche la Malvasia a sua volte si divide in diverse tipologie, tra cui quella di Candia e la Malvasia Bianca Lunga, anch’essa coltivata su tutto il territorio italiano.

I vini aromatici

I vini aromatici derivano dalla vinificazione di tali uve. Nei grappoli sopracitati sono infatti presenti particolari profumi primari, che ne caratterizzano l’analisi gusto-olfattiva. Perciò, imprimono nella memoria di chi li assaggia un ricordo di sensazioni aromatiche molto ricche. Per esempio, si dice che nei vini bianchi fermi prodotti da uve Moscato spicchino le sensazioni di muschio (da cui deriverebbe il nome) e di salvia. Nelle Malvasie affiorano note fruttate a polpa gialla, come l’albicocca. Il Gewürztraminer dona sensazioni di frutta tropicale, primo fra tutti i lichti, il mango, e la maracuya. Invece, le uve a bacca nera di Brachetto producono vini che profumano di fragole, frutti rossi, e fiori profumati come le rose.

I vini aromatici sono vini fermi freschi e leggeri, eleganti e dai profumi invitanti. Non hanno grandi strutture e possiedono un buon residuo zuccherino, soprattutto le Malvasie, per cui rappresentano un’uva ideale per la spumantizzazione. Il Brachetto invece, nonostante sia il meno conosciuto, è famoso per la spumantizzazione secondo metodo Charmat, ossia in autoclave. Tutti questi vini possiedono bouquet floreali, alcuni anche fruttati, e si distinguono per le sensazioni che offrono alla bocce. Per questi motivi sono ideali in accompagnamento a carni bianche o cucina orientale (ricca di spezie).

I vini aromatizzati

Tutt’altra storia quella dei vini aromatizzati. Questa particolare tipologia di vino risale ai tempi antichi, addirittura all’epoca dei Greci o dei Romani. Sono vini rinforzati dal punto di vista alcolico e aromatico. Ma come? Praticamente, al vino finito che deve superare i 10% di alcol vengono aggiunti degli aromi che ne modificano il patrimonio organolettico.

Ciò avviene inserendo il vino finito in botti di rovere e addizionando alcol puro, zuccheri e sostanze aromatiche (erbe, spezie, infusi…). L’alcol puro e lo zucchero riescono a estrarre gli aromi e a far sì che si mischino al vino, rendendolo molto più ricco e intenso. L’alcol inoltre aumenta la struttura e il grado alcolico, mentre lo zucchero donerà al prodotto finale una nota amabile e dolce tipica dei vini aromatizzati. Il processo dura circa 2 settimane, e la gradazione alcolica finale supera solitamente i 16%.

Tra i più famosi vini aromatizzati citiamo senz’altro il Barolo Chinato, il Vermut e il Retsina. Il primo ha come base un Barolo DOCG a cui vengono aggiunti, oltre ad alcol e zucchero, anche spezie particolari tra cui il rabarbaro e il cardamomo. Il Vermut, chiamato anche Vermouth, è nato in Piemonte dall’azienda Carpano a Torino. Si produce addizionando la pianta dell’artemisia, anche nota con il termine di assenzio. Il Retsina deriva invece dalla Grecia, si dice sia stato inventato da Ippocrato e prodotto addizionando resina di pino.

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